sabato, 03 gennaio 2009, 22:37
Bella e impossibile. No. Non io nella mia splendida mise di capodanno. Anche. In realtà intendevo una giornata di ferie. O per lo meno come mi sembrava fino a qualche giorno fa. Il lavoro nobilita l’uomo. Può essere. La donna non credo. Me non di certo. A me lavorare stanca. Mi sciupa. Per questo volevo un miliardario. Mica per farmi portare in crociera! Anche. Soprattutto per non dover più faticare. Che morirò giovane per colpa di quella dannata sveglia che suona ogni giorno alle 7. Un trauma. Anche la domenica. Che bisogna andare in gita. Ma dove?! Ormai il sabato sera lo odio. Perché prima o poi arriva quella fatidica, tanto temuta, domanda domani che si fa? Andiamo da qualche parte? Ma lasciami dormire. Che tanto lo so che ai caraibi non mi ci porti in giornata… Quindi buonanotte. E buon anno a tutti!
domenica, 07 dicembre 2008, 08:57
Il 3 dicembre il blog compiva un anno. e io me ne sono dimenticata. Non gli ho fatto neanche gli auguri. Speriamo non si offenda. Gli farò regalo doppio a natale...
giovedì, 04 dicembre 2008, 22:20
Attenzione: questo post sembra triste. In realtà è solo scritto male...
La convivenza è una necessità. Perché lo ami. E quindi la colazione la fai con lui. A pranzo stai con lui. A cena stai con lui. La sera stai con lui. Torni a casa alle tre. Ti svegli alle sette. Per il resto del tempo si lavora. Va da se che la ceretta la fai alle 5 del mattino. Che hai pure tentato di fargli credere che spalmare la cera bollente sul tuo polpaccio ispido sia un nuovo gioco erotico molto in voga nei peggiori bordelli di Bangkok. Ma lui non ci ha creduto. Se ti sei fidanzata con il tuo estetista è un altro paio di maniche. E durerà per sempre. Tanto ormai ha visto il peggio di te. Comunque. Inevitabilmente inizi a fermarti a dormire da lui. Ma la tua roba non puoi lasciarla in giro per casa sua. Che vive con sua madre. E suo padre. E il fratello piccolo. E la sorella grande. E la sorella media. Una famiglia tanto numerosa non l’avevi mai vista. Mancano due gemelli è la sitcom è fatta. Quindi devi sgattaiolare fuori dal suo letto all’alba. Fa freddo. Piove. Inizi ogni giornata piangendo. E frugando nella borsa alla ricerca dei vestiti di ricambio che c’hai lanciato dentro la sera prima, che mica puoi presentarti al cospetto del capo in tuta, scopri che hai portato le calze. Ma non il reggicalze. Hai portato il dentifricio. Ma non lo spazzolino. E mentre te ne stai schiacciata in fondo al tram che ti condurrà in ufficio, sperando che nessuno ti noti, con un principio di congelamento alle gambe e masticando un intero pacchetto di vivident sono due i tuoi pensieri fissi: devi passare da calzedonia e devi trovare una soluzione a questi sfinimenti.
Potresti portartelo tu a casa. Ma la vecchia bionda con cui condividi l’appartamento, a causa del tuo recente tracollo finanziario, sospetti non sarebbe d’accordo. Anche perché ormai quando rincasi ha sostituito il ciao con il più classico dei questa casa non è un albergo. E per il resto ti grugnisce e bofonchia. Affrontare un discorso del genere con lei sarebbe inutile. Allora ci provi con il tuo amore. Ma lui è solo un semplice entusiasta. Perché è uomo. Ed è molto felice di condividere tutto con te. Tranne le spese. E tu pensi che volevi un miliardario. Alla fine ti accontentavi anche di un salariato. Ma dio ti ha punito. E ti ha fatto innamorare di uno studente che per hobby fa il part-time. E speri almeno che nella casa che sarà vostra ma pagata da te, che ti sei indebitata pure le mutande, lui avrà almeno il buon gusto di non lasciare alzata la tavoletta del water…
martedì, 02 dicembre 2008, 00:43
Io non mi rassegno all’evidenza. Quella di non avere più l’età. Sono convinta di essere ancora giovane. E non dico mai di no se si tratta di uscire a far festa. Non conosco decenza. E come niente se esco per l’aperitivo finisco per rincasare 10 ore dopo strisciando. Così l’altro ieri faccio la spavalda. Che 3 ore di sonno son sufficienti. Penso. Che vuoi che sia. Tanto devo prendere il treno alle 7 il giorno dopo. Posso dormire durante il viaggio. Quindi a letto mi ci ficco alle 3. E non dormo niente. Mi giro. Mi rigiro. Non capisco il motivo. Che son pure sponsorizzata da un più che bel paio di drink. Non dovrebbe essere tanto difficile addormentarsi. Poi suona quella dannata sveglia. Mi alzo in uno stato di incoscienza e sofferenza tale che per un attimo credo di essere passata a miglior vita. Sono all’inferno. Ma poi capisco che non è un girone dantesco. È solo la mia cucina. Schifosamente in disordine. Come sempre. Perché da piccola avevo sentito che i geni vivono nel caos. E ci ho creduto. Il mio disordine è solo un tentativo di diventare più intelligente. E mentre bevo il mio caffè che sa di bruciato, che al solito non ho sentito brontolare la moka che è esplosa variegando il fornello. Il prossimo piano cottura lo compro marrone. Giuro. Mi rendo conto del perché sto male. Ho le mestruazioni. Puntuali come un orologio svizzero. Come un treno giapponese. Proprio quando non servono. E me ne stupisco. Che io sono sempre in ritardo. In tutto. Ma evidentemente il mio corpo mi si ribella. Ed inizio ad ingurgitare analgesici. E antidolorifici. Mi spiace per il mio stomaco. Ma se devo proprio scegliere tra l’acidità e dei dolori tipo parto opto per il primo. L’utero vince sempre. E questo l’uomo lo sa bene…
giovedì, 27 novembre 2008, 00:56
Dicono che entro breve la lingua italiana sparirà. I suoi vocaboli verranno totalmente soppiantati da quelli stranieri. Inglesi. Per essere precisi. Entro breve. Ma non entro domani. Sia chiaro. Si parla di un centinaio d’anni. Che per la storia dell’umanità non è niente. A quest’informazione, che non so esattamente da dove mi sia arrivata, sono distratta, non ho dato molto peso. Giustamente. Mica sono una linguista io. E tutto sommato neanche ci credevo tanto. Perchè non me lo vedo il popolo italiano a parlare inglese con scioltezza. Pigri come siamo. Figurarsi. Però ultimamente ho dovuto cercare lavoro. E cosa c’entra? C’entra! Perché, non solo la maggior parte delle inserzioni in internet e sui giornali richiedono un ottimo inglese, che è un altro discorso, ma perché questo idioma si è impossessata totalmente del mondo del lavoro. Ma voi rispondereste ad un annuncio in cui si cerca un IMS care manager che si occupi del supporto del cliente in fase di start up e integrazione multivendor… Ma che cos’è? Ma come si fa a candidarsi per un posto simile? Che poi te lo scrivono pure in maiuscolo. Fa paura. Arrivi al colloquio che non sai nemmeno cosa diavolo stanno cercando. Ma tu hai risposto lo stesso all’annuncio. Non si sa mai. Che magari c’hai i requisiti e non lo sai. Lo fanno apposta. È una prima scrematura. In modo che non si presenti troppa gente. Che mica tutti c’hanno un ottimo standing. Che significa? Che se non sei gnocca non ti assumono? Che poi va bene. Ci pensi un attimo e arrivi alla conclusione che le barriere si stanno allargando, che la gente si sposta e che i titoli devono essere assolutamente internazionali. Ma mi resta il dubbio che un po’ lo fanno per fare i fighi. Cioè. Com’è che adesso il commesso si chiama membro dello staff? E che il suo direttore adesso è uno store manager? Perché quando ti danno una paga da fame per farti arrivare a fine mese ti puoi consolare dicendo che sotto sotto tu di mestiere fai il manager? Poi sulla divisa magari ti fanno mettere il badge. Non il cartellino. Il badge. Che la prima volta che l’ho sentito pensavo fosse una nuova nuance di marrone. Ma con il beige non c’ha niente a che vedere. E sistemare la roba sugli scaffali adesso ha preso il nome di visual merchandising. Questo è l’insulto finale. Cioè. Posso anche sopportare il fatto che quando vado a fare shopping faccio incetta di decolettes, cardigans, leggins e lingerie uguali uguali a quelli che ho visto sulla mia nuova tivì lcd col dvd con le puntate del nuovo serial fashion che mi ha prestato la Bionda… Ma non tentate di cambiar nome alle professioni solo per renderle più cool… Naturalmente se sbaglio correggetemi. Non sono ancora troppo pratica. Ho cercato lavoro per troppo poco tempo.
martedì, 25 novembre 2008, 00:40
…e adesso vedi di non ingrassare. Che a trovare l’uomo giusto son tutte brave. Il difficile sta nel saperselo tenere. Che dopo i 30 non ti piglia più nessuno...
venerdì, 21 novembre 2008, 23:56
Era una tranquilla serata di fine aprile. Pioveva. Come al solito. E me ne stavo tranquillamente in casa a rimirare il soffitto. Quando arriva un sms a turbare la mia quiete. Per sempre. Se non sei su facebook non sei nessuno. Mi sembra superfluo specificare che l’autrice è la Bionda. Inutile dire che l’unica interpretazione possibile che io possa dargli è quello di una provocazione. Io che ho più paura di essere out che di beccarmi l’herpes. Io che svenderei mia madre per un minuto di celebrità. Io che porto sempre una torcia elettrica in borsetta per paura di restare nell’ombra. Naturalmente non ho la più pallida idea di cosa diavolo sia questo facebook. Le mie ipotesi spazziano da una nuova rivista glamour ad un inedito reality trash in seconda serata. Chiedo aiuto al mio amico di sempre. Colui che tutto sa. Il saggio che ti fornisce la risposta prima ancora che tu abbia formulato la domanda. Google. E così scopro che è solo il social network più famoso del mondo. Ed è totalmente inutile. Per questo è amore a prima vista!
Ma adesso il facebook in molti lo odiano. C’è questa controtendenza. Perché ormai è un fenomeno di massa. E quindi mal visto dall’ultimo baluardo di intellettuali online. Razza in estinzione oramai. Di facebook ne parlano in tivì, sui giornali. C’è gente che ha perso il lavoro per colpa del faccialibro. Gente che è stata espulsa da scuola. Perché era meglio non pubblicare foto di sbronze indignitose consumate durante gli orari di lavoro/lezione. Qualcuna è riuscita pure a farsi ammazzare dal marito. Che forse era meglio non dichiarare al web di essere single sapendo di aver sposato uno psicopatico. Ormai i datori di lavoro stanno prendendo provvedimenti. Che dicono che il feisbuc uccide la produttività che c’hanno paura che i lavoratori del mondo si coalizzino via rete. E quindi li bloccano internet in ufficio. E li spronano ad andare a sfogarsi alle assemblee sindacali. Che tanto lo sanno che quelle non servono a niente. Così possono dormire sonni tranquilli, questi cari datori di lavoro…

Per quel che mi riguarda io sono la vera presenzialista di facebook. Faccio più cose online in un giorno che in un mese nella vita vera. Ma non è colpa mia. C’ho un lavoro noioso. Che preservo evitando accuratamente di pubblicare foto o notizie di dubbio gusto sul mio profilo. Che se di una cosa quel sito è carente è sicuramente il livello di privacy dell’account. Particolare che può essere fastidioso. Oppure mandare a nozze una pettegola come me. Che io faccio merenda a suon di pane e gossip. Ed ho finalmente i mezzi per farmi tutti, ma proprio tutti, gli affari degli altri. Che io sto in una città piccola. Così piccola che non mi stupirei di scoprire un giorno che siamo tutti imparentati. Ci nasceranno dei figli mostri. Comunque. Matrimoni, lauree, compleanni, funerali, tradimenti. Niente più mi sfugge. E con il minimo sforzo. Voglio dire. Non è mica come qua in splinder che devi almeno fare la fatica di scrivere qualcosa di vagamente sensato. Che se poi tanto senso non ce l’ha pazienza. Tanto ti nascondi dietro un avatar. Per spaziare in facebook ti basta avere un nome ed un cognome. Caratteristiche piuttosto comuni…
Ma io non sono cattiva. E che devo pur far passare in qualche modo le mie giornate di lavoro. Voglio dire. Io il mio stipendio me lo sudo con 8 ore di chat al giorno. Non è un gioco da ragazzi. Anzi. Colgo l’occasione per una comunicazione di servizio: volevo chiedere ai miei contatti face book che seguono anche il mio blog di starmi un po’ più attivi. Che sennò io mi annoio. Grazie.
mercoledì, 19 novembre 2008, 23:57
La durata dell’idillio amoroso è variabile. Dura giorni, settimane, mesi, nella migliore delle ipotesi, non ancora verificata, anni. È quello stadio della vita di coppia in cui lui ti apre ancora la portiera, quando ti regala fiori e non inizia a russare dopo due frazioni di secondo dopo aver fatto appassionatamente all’amore. E tu, donna giovane ma di una certa esperienza, saiche non può essere eterno. Ci speri. Ti illudi. Ma ci scommetti che finirà. Non c’è un momento preciso. Non lo saprai fissare nella memoria. Ma sei certa che da un giorno all’altro inizierà a darti fastidio quella maledetta tavoletta del water perennemente alzata. Ma tutto sommato tu, donna esperta ma ancora fresca come una goccia di rugiada mattutina, sai che questa è la vita. Sai accettare il compromesso. E per il momento ti godi tutte le endorfine che sprigiona il tuo amore. Drogata dalla nascente passione. Convinta che se qualcosa cambierà tra di voi certo non dovrebbe essere quella sgualdrina della sua ex ragazza!
Faccino da santa martire trafitta, occhioni blu, dieci anni meno di te e un fisico che a fartelo uguale a te costerebbe un anno di stipendio. Si insinua inesorabilmente tra di voi perché lei è sua amica. Già. Sono rimasti amici. E tu non sei gelosa. Perché di quel tonto del tuo ragazzo ti fidi pure. Ci mancherebbe. Che presa come sei credi pure di essere bellissima come lui vorrebbe farti credere. Solo che in quanto maschio è un semplice entusiasta. E la sciacquetta di 20 anni lo sa. Oh se lo sa! E lo chiama ogni giorno. Che loro c’avevano il you&me sul telefonino e parlano gratis. Tu e lui invece no. Ma tu porti pazienza. E lo invita a pranzo. E al dopo pranzo. E tu fai finta che va bene. E se deve cambiarsi d’abito lo fa davanti a lui. Che tanto loro son in confidenza. E lui giura che il suo fisico marmoreo non gli fa più nessun effetto. E tu inghiotti. E poi lui vorrebbe che tu uscissi insieme ai suoi amici. E c’è anche lei. E tu allora esplodi. Che c’è un limite alla decenza. E pure al cattivo gusto. Però sei pregna d’amore. Non te la puoi prendere con lui. Che lui è ingenuo. Poveretto. Che lui la situazione non la capisce.
E quindi, mentre lo pianti in mezzo alla strada agitando i pugni e urlando che alla sua serata perversa con la ex ci può andare da solo. Che tu c’hai una dignità. E preferisci essere tradita di nascosto che passare la serata a infarcire un’insopportabile oca di sorisetti falsi come Giuda. In realtà pensi che non è lui che vorresti fare a brandelli. Mentre giri i tacchi e torni a casa da sola a piedi nella serata più fredda d’autunno, non è la faccia di lui che vorresti prendere a sberle fino a far uscire gli occhi dalle orbite, per poi ricacciarli dentro a testate. È solo quella viscida ragazzina che vorresti fare a pezzi. Quella maledetta piccola schifosa squallida ventenne che gioca a fare l’innocente. Mentre scene di morte, orrore e catastrofe ti passano nella mente sali sul taxi. E pensi che va trovata una soluzione. A rischio di beccarti un ergastolo. Perché le ex fidanzate sono il germe che infetta le relazioni di coppia. Sono il brufolo sulla fronte che ti spunta proprio il giorno della festa del tuo compleanno. Sono un paio di mutande che si infilano costantemente nel sedere. Sono come le mestruazioni. Ma più fastidiose.
Dobbiamo eliminarle. Sterminarle. Definitivamente. Dobbiamo bere il loro sangue. E poi verrà il nostro turno. Come prova d’amore nei confronti dell’essere donna. Perché anche noi siamo ex fidanzate dopo tutto. Certo, infinitamente più affabili ed educate dell’inutile caricatura di femmina con la quale devo aver io a che fare, ma pur sempre ex. E se il prezzo da pagare è quello di lasciar soli in nostri uomini in compagnia di tredicenni ancora non macchiate da tale peccato io sono pronta. In nome di un mondo più puro. Che son maschi. Son tonti. Non si accorgeranno nemmeno della differenza…
Un approfondimento sull'argomento lo trovate qui
lunedì, 07 luglio 2008, 11:53
La mia vita sociale sta andando a rotoli. Cioè. Al momento sono più preoccupata a far entrare tutte le mie paia di scarpe nella nuova scarpiera. Impossibile. E a rimpinzare il nuovo guardaroba di abiti fino a farlo esplodere. Piuttosto che preoccuparmi di uscire a prendere l’aperitivo. Sono in assetto casalinga disperata insomma. Ma a modo mio. Ovviamente. Che i piatti restino pure a marcire nell’acquaio. Che la polvere si accumuli pure sulle mensole. L’importante è che i miei calzini siano tutti piegati nello stesso identico modo. Sistemati per tessuto. Lunghezza. Fantasia. E sfumatura di colore. In dolce attesa della prossima stagione…

martedì, 01 luglio 2008, 11:13
Io credo che le persone che scaturiscono in crisi isteriche non siano affatto intelligenti. Anzi. Credo che siano totalmente stupide. Fantastico. Mi sono appena data della ritardata... Bel modo di iniziare la giornata...